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domenica 8 luglio 2012

Il dragaggio / 4: Piattaforma WWF/ARMATORI




                                                                                                                     

                                                                          







PIATTAFORMA COMUNE PER IL DRAGAGGIO 
DEL PORTO DI PESCARA 
 7 LUGLIO 2012

I dragaggi costituiscono in tutto il mondo un’attività, forse la principale, di manutenzione periodica dei porti.
Il dragaggio del Porto di Pescara è un’evidente necessità ed i ritardi degli ultimi anni, sommati all’errata localizzazione della diga foranea, hanno causato l’accumulo di un’enorme quantità di sedimento pari a centinaia di migliaia di metri cubi.
In realtà le gravi criticità che sono emerse a Pescara e anche ad Ortona rivelano una fragilità di sistema che deve essere risolta, anche per le nuove competenze recentemente trasferite dallo Stato alla Regione Abruzzo. Molte regioni e addirittura alcune province si sono dotate da tempo di una legislazione/regolamentazione in materia di dragaggio e utilizzo del materiale dragato. Riteniamo che anche l'Abruzzo debba affrontare in maniera organica tale argomento disciplinando in settore con atti anche legislativi e regolamenti ed organizzando filiere per arrivare ad operare non più in condizioni di emergenza ma in una situazione di ordinarietà.

Il Porto di Pescara: tutto deve essere pronto per partire entro il 15 settembre 2012

Il prossimo 15 settembre 2012 termina la stagione balneare e può iniziare il dragaggio. Sarebbe inaccettabile per le associazioni scriventi rinviare ulteriormente l'avvio dei lavori.
Abbiamo calcolato che per riportare i fondali a -4 mt. nel bacino vecchio,com’era ad inizio secolo e come previsto dall’ing. Mati, a -4/-4,5  nella canaletta e -6,5/-9 nell’avamporto (quindi dal ponte del Comune fino alla diga foranea), bisogna dragare circa 500.000 mc., dato che sono almeno 20 anni che non si fa un dragaggio in profondità e 15 anni, dal 1997, che c’è la diga a creare interrimenti.

Pertanto si rende necessaria:
a)  un’operazione emergenziale che, nel rispetto della normativa e dell’ambiente, recuperi rapidamente il tempo perduto garantendo il ripristino delle migliori condizioni operative;
b)     le associazioni che hanno redatto il presente documento sono soddisfatte che le Istituzioni abbiano finalmente compreso l'importanza strategica della vasca di colmata, questione sollevata da almeno 8 mesi dalle associazioni stesse presso gli enti competenti.
Il procedimento deve essere quello di:
1) smaltimento del cumulo dei fanghi oramai decantati, posti sulla banchina di levante, attraverso la loro caratterizzazione e l'avvio direttamente a riuso per la frazione non inquinata e al trattamento per quella eventualmente inquinata al fine di ottenere altro materiale da riutilizzare e una frazione finale da inviare a discarica (si veda a tal proposito il capitolo successivo per le valutazioni circa la qualità dei materiali e l'idoneità per i diversi usi);
2) preparare la vasca di colmata sul pavimento della banchina e attivare una filiera che preveda la reiterazione per 4-5 volte della seguente operazione: dragaggio di 120/130.000 mc. cubi alla volta di fanghi da far decantare per 40/60 giorni, per poi procedere di nuovo alla vendita con asta pubblica. Per dragare 500.000 mc. , a questo ritmo, ci vorranno 6/7 mesi.
Tale operazione può essere resa più veloce mediante l'ausilio di geo-bags e/o tecnologia similari.
Il possibile riutilizzo di una grande quantità di fanghi, se non inquinati, comporterebbe anche un recupero parziale delle spese in quanto questo materiale ha un valore.
c)      una programmazione per gli anni a venire di un dragaggio annuale del porto che non costituirà più un’emergenza solamente se si rimuoveranno le cause strutturali alla base dell’insostenibile ritmo di sedimentazione attuale. È’, infatti, necessario tornare a quantità dell’ordine di poche decine di migliaia di mc.(30/50.000), come da tradizione, perché, anche se si risolvesse il punto a) precedente, con l’attuale assetto strutturale molti ritengono che si superino 100.000 mc di sedimenti da dragare ogni anno. Con queste quantità, con l’attuale stato delle finanze pubbliche, anche un dragaggio ordinario rischierebbe di non essere più economicamente sostenibile. Bisogna tornare quindi all’assetto storico del porto.
Per gli anni a venire, di conseguenza, la “vasca di colmata” attuale sarebbe trasformata in banchina ma, in considerazione dei minori volumi, si potrebbe pensare ad uno stoccaggio temporaneo da prepararsi annualmente sulla banchina sud, nella parte a monte, e il cui utilizzo dovrebbe essere dell’ordine di un paio di mesi all’anno (con l'eventuale ricorso all'uso di geo-bags e similari).

Riconosciamo la necessità di operare riducendo al minimo lo stress ambientale delle operazioni di dragaggio, anche in considerazione del fatto che il Mare Adriatico è una risorsa ambientale, turistica e per la pesca stessa.
L’immersione in mare dei materiali dragati, soprattutto in un mare chiuso come l’Adriatico, porta ad eventi massivi di sedimentazione e trasporto nella colonna d’acqua dei sedimenti del tutto innaturale, con perturbazione di ambienti già ampiamente sofferenti.
Gettare a mare mezzo milione di mc di materiali, o in un’area a poca distanza dall’unica Area Marina Protetta abruzzese, quella della Torre di Cerrano, o in aree probabilmente vicine alla zone di ripopolamento indicate nella Piattaforma Pesca o in aree costiere comunque tipiche per il ripopolamento, sarebbe  poco lungimirante e rischierebbe di moltiplicare le problematiche che, alla fine, stanno comportando enormi ritardi per la risoluzione del problema stesso.

Ritornare al giusto ordine di priorità: i sedimenti dragati come materiale da riutilizzare

L’articolo 109 del DLgs n. 152/2006 (il cosiddetto Testo unico dell’Ambiente) riconosce la criticità connessa allo smaltimento in mare che viene considerata come “extrema ratio” per quanto riguarda la destinazione dei materiali dragati.
In questo senso è necessario attuare tutti gli sforzi per verificare la possibilità di dragare senza arrivare allo smaltimento in mare, anche in presenza di materiali di qualità tale (secondo le tabelle del Manuale per la Movimentazione dei Sedimenti Marini dell’ISPRA) da rendere teoricamente possibile l’immersione in mare aperto.

Va quindi verificata la strada di un utilizzo proficuo e sostenibile del materiale dragato.
Una volta sbarcato a terra il materiale dragato non inquinato, qualunque sia la sua qualità e al di là della sua classificazione o meno come “rifiuto”, anche senza alcun trattamento, può essere immediatamente riutilizzato sia a terra che lungo la costa.
Infatti, se anche fossero classificati inizialmente quali rifiuti, la stessa Direttiva 98/2008/CE stabilisce che un qualsiasi materiale, se ha un mercato e soddisfa alcuni requisiti qualitativi (anche in assenza di trattamento), non deve essere più considerato come rifiuto.

Va valutata, attraverso bandi, avvisi e conferenze dei servizi rivolti ad enti e associazioni di categoria, l’esistenza di un possibile interesse per l’uso del materiale dragato per:

1)      per la realizzazione di mattoni e altro materiale per l’edilizia;
2)  per la realizzazione di sottofondi stradali, attraverso contatti con i principali soggetti impegnati in cantieri (ad esempio: ANAS, province);
3)     per la prevista copertura giornaliera presso le discariche di RSU;
4)     per la realizzazione di calcestruzzo; o scogli di cemento per scopi marittimi;
5)     per il ripristino delle cave. In Abruzzo sono attive 596 cave che comunque devono essere ripristinate. Ovviamente, pur se venisse classificato come materiale compatibile, in via precauzionale sarà bene partire dalle cave in situazioni di fondovalle e con minore interazione potenziale con le falde;;
6)     per il ripascimento e/o la riqualificazione ambientale (creazione di aree umide costiere ecc.)

Ovviamente tali “liste di interesse” potrebbero essere aggiornate ogni anno anche per incrociare per tempo “domanda” e “offerta” di materiale dragato, tenendo anche conto della programmazione sia degli interventi di dragaggio sia delle attività di destinazione (ad esempio, apertura di un grande cantiere stradale ecc.).

Gli uffici regionali, dovrebbero predisporre una tabella con le caratteristiche (composizione chimica, granulometria, ecc.) dei materiali dragati rispetto ai potenziali usi consentiti sopra ricordati (tranne per i sedimenti da destinare a ripascimento/vasca di colmata per i quali i valori dei parametri sono già indicati nel citato Manuale per la Movimentazione dei Sedimenti Marini).

Solo qualora queste iniziative non fossero risolutive, per tutto o per parte del materiale dragato o da dragare, si potrà considerare l’immersione in mare, fermo restando i parametri di legge.

In considerazione di quanto avviene negli altri Paesi europei e tenendo conto di tutte le ripercussioni che tali operazioni possono avere sull’ambiente marino-costiero e sugli obiettivi di cui alla Direttiva 60/2000/CE (cfr. sul punto il documento del Ministero dell’Ambiente inglese su dragaggi ed applicazione della Direttiva Acque), riteniamo importante chiarire con la Commissione Europea la necessità di assoggettare o meno tali interventi a procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (qualora non rientranti espressamente nelle categorie per le quali la procedura è già chiaramente prevista, come l'uso dei materiali dragati per il ripascimento oppure per dragaggi che comportano la modifica delle coste ecc.). In ogni caso devono essere assoggettati a Valutazione di Incidenza, qualora siano in qualche modo coinvolti siti SIC (o, ad es.,  l’Area Marina Protetta del Cerrano).

Infine riteniamo che tutte le operazioni di caratterizzazione e valutazione debbano essere svolte secondo i termini di cui al citato Manuale per la Movimentazione dei Sedimenti Marini ed al Decreto Ministeriale Ambiente 14 Aprile 2009, n.56.

Certificazione dell’ARTA: eliminare una fragilità del sistema

Riteniamo necessario che i laboratori dell’ARTA ottengano quanto prima la certificazione ACCREDIA per le analisi sui sedimenti per tutti i parametri e le prove necessarie alla caratterizzazione del sedimento secondo le indicazioni contenute nel citato Manuale per la Movimentazione dei Sedimenti Marini (sebbene non sia un obbligo di legge, lo stesso Manuale consiglia di ricorrere a laboratori accreditati).

L’attività di dragaggio deve diventare un fatto ordinario e nella filiera bisogna evitare situazioni di fragilità che possano portare anche a forti controversie non solo per quanto riguarda i dragaggi, ma per tutta la gestione del mare e dei sedimenti marini su cui si basa un’enorme quota del prodotto interno lordo della regione.
In caso di gravi disastri ambientali si attiverebbero procedure di risarcimento ambientale e di danno per miliardi di euro (basti pensare ad un eventuale incidente petrolifero di grandi proporzioni), per cui avere analisi certificate sulla qualità ambientale dei sedimenti marini e costieri renderebbe possibile richiedere azioni di ripristino e risarcimenti che altrimenti diventerebbero oggetto di dispute anche legali.

Risolvere il problema alla radice: la diga foranea e il nuovo assetto strutturale del porto

La diga foranea è stata realizzata senza assoggettarla a Valutazione di Impatto Ambientale: è la migliore dimostrazione del fatto che queste procedure non sono una perdita di tempo, ma un prezioso strumento per risolvere i problemi.
È’ del tutto evidente che è necessario redigere, approvare ed appaltare nel più breve tempo possibile un progetto per modificare l’assetto portuale eliminando “il tappo” costituito dalla diga foranea.
Tale progetto dovrà portare all’assetto definitivo del porto che dovrà essere ben tarato sulle effettive esigenze di un porto-canale e tenendo anche conto dei contributi che realisticamente potranno arrivare dalle casse pubbliche.

In tal senso stupisce la faraonica proposta contenuta nel nuovo Piano Regolatore Portuale che ha alla base un’idea di sviluppo che non fa altro che ricalcare gli stessi errori che hanno portato ai problemi attuali del porto senza risolvere alcunché. Ipotizzare di creare una “doppia curva” artificiale nel tratto finale del fiume rende evidente la totale insostenibilità della proposta (che, peraltro, ha suscitato enormi critiche anche tra gli addetti ai lavori in quanto aggraverebbe alcune problematiche come la sedimentazione e l’operatività in sicurezza).

Fortunatamente il Piano Regolatore Portuale è nella fase di Valutazione Ambientale Strategica in cui sono state già presentate opposizioni da diversi soggetti professionali o di addetti ai lavori. Potrà e dovrà, quindi, essere profondamente modificato al fine di arrivare ad un assetto più consono alle potenzialità reali del porto-canale di Pescara.

La Proposta che in tal senso è arrivata dai primi fruitori del Porto dovrà essere ovviamente valutata con modelli nell’ambito delle procedure di legge, ma evidenziano come intorno al destino strutturale del porto e delle aree contermini si possa sviluppare un vero e proprio “cantiere delle idee” aperto e produttivo alle proposte di operatori ed associazioni.

Individuazione della discarica a terra per la frazione inquinata dei sedimenti

In considerazione del grave inquinamento dei fiumi abruzzesi e, comunque, delle attività commerciali che si svolgono nei porti della regione, è certo che una quota parte variabile dei sedimenti dovrà essere indirizzata in discarica, qualora eventuali trattamenti disinquinanti non fossero praticabili per ragioni economiche e di efficacia oppure se risultassero solo parziali (producendo una frazione da riutilizzare e una da portare in discarica).
Tenuto conto del fatto che, attivate le filiere di cui sopra (e disinquinate le aree a monte!), si può stimare che ogni anno dovranno andare in discarica alcune migliaia o decine di migliaia di mc di materiale da tutti i porti abruzzesi.
Con queste quantità è del tutto evidente che dovrà essere previsto un unico sito regionale a gestione pubblica.
La scelta del sito deve avvenire in una forma quanto più oggettiva per evitare che si blocchi sul nascere l’individuazione di una discarica regionale come dimostra la reazione seguita alla stessa scelta del sito di Pianella adombrata alcuni mesi fa per i sedimenti del Porto di Pescara e quasi subito esclusa.
Per evitare proteste deve essere attuato un rapido processo tecnico basato sull’uso del Geographical Information System (GIS), in uso da oltre un decennio in tutti i paesi avanzati e da alcuni anni anche in Abruzzo, che permette un’analisi oggettiva del territorio e l’individuazione dei migliori siti possibili attraverso la sovrapposizione di tutte le cartografie disponibili e di parametri di sicurezza via via più restrittivi (ad esempio, il GIS permette di evidenziare tutti i siti che soddisfano: una distanza x dalle abitazioni; una distanza y dai corsi d’acqua; la presenza /assenza di falde; la distanza dai porti; la viabilità; ecc.), massimizzando al contempo le precauzioni per i cittadini e senza scontentare nessuna comunità.

Il referente acque WWF Abruzzo                                   Il Presidente dell’Associazione Armatori                        
Augusto De Sanctis                                                          Lucio Di Giovanni

 
                                                                                         Il vice-Presidente dell’Associazione Armatori
                                           Romeo Palestino



Si sottolinea che parti consistenti di questo documento sono state fornite da mesi alle autorità competenti; finora non erano state pubblicizzate per evitare di alimentare polemiche e confusione.


Inoltre da un accesso agli atti pubblici dell'ARTA (Agenzia Regionale Tutela Ambiente) fatta dal WWF nel mese di ottobre 2012 risulta che :


video

Per concludere, l'8 ottobre 2012 il WWF ha comunicato i risultati dell'accesso agli atti pubblici, chiesto in precedenza. 
Il primo ufficio "ispezionato" è stato quello dell'ARTA. E quì non ci rimane altro che pubblicare il testo integrale del comunicato, che chiude per il momento la questione, in attesa dell'esito del bando preliminare:










 for a living planet





COMUNICATO  STAMPA  del 08-10-2012

ll Pescara:  fiume  in agonia

Risultati shock dalle analisi ARTA sulla canaletta del Porto di Pescara. Mercurio, idrocarburi e altri inquinanti.
ll 47% dei campioni mostra tossicità acuta “molto alta”.

Il WWF: la strada del bando per rimuovere i sedimenti è ormai obbligata, la politica accetti che la bonifica dei fiumi è una priorità per la regione.
 l sedimenti del Fiume Pescara alla foce sono inquinati da mercurio e da altre sostanze pericolose e mostrano gravi livelli di tossicità acuta. 
Lo dicono le analisi e la relativa relazione dell'ARTA sui sedimenti accumulatisi nella cosiddetta “canaletta” del Porto di Pescara (si tratta dell'area tra i due moli). 
I referti delle analisi sono stati consegnati al WWF durante un accesso agli atti svoltosi presso l'ARTA martedì scorso. Il campionamento risale all'ottobre del 2011 e i primi risultati, come, ad esempio, quelli sul mercurio, erano già disponibili agli inizi di novembre 2011 mentre altri, come quelli per la valutazione della tossicità, ai primi di gennaio 2012.
Nella Relazione dell'ARTA allegata ai campioni si può leggere che su un totale di 17 campioni:

“ii mercurio: per 76 campioni le concentrazioni sono superiori a mg/kg  1.05 (0,4 mg/kg, Livello Chimico di Base, ndr).

Per n. 70 campioni risulta superato anche il LCL (0,63 mg/kg) (Livello Chimico Limite, ndr), mentre per n.4 i valori  di concentrazione sono prossimi a tale valore”.

Inoltre, con riferimento ai valori cautelativi di concentrazione delle sostanze pericolose prioritarie (Tabella 2. 3. C dello stesso Manuale APAT-ICRAM), si osservano superamenti per i  seguenti  parametri: Benzofluorantene (in n. 3 campioni), Benzo (g, h, i) perilene (in n. 1 campione), Indeno ( 1,2, 3, c, d) pirene (in n.2 campioni)."*
L'ARTA segnala superamenti degli LCL anche per Rame (n.1 campione) e, per i limiti della  152/2006 per i suoli  ad uso residenziale (anche se l'appIicazione di tale normativa ai sedimenti  marino-costieri è oggetto di discussione, ndr), anche in tutti i campioni analizzati.  
Nella parte finale della relazione si può leggere:
"Riassumendo, su n. 17 campioni analizzati. . . In tutti i campioni, ad eccezione di uno, (. . .), risultano superati i valori LCB e solo in cinque casi non sono superati anche i  valori di LCL. Per tre campioni, le concentrazioni di composti che compaiono tra le sostanze pericolose prioritarie superano i valori cautelativi di concentrazione indicate nella Tabella 2. 3. C.
Dai risultati del test di tossicità acuta con Vibrio fischeri; il 47% dei sedimenti analizzati presentano una tossicità molto alta, il 24 % una tossicità medio-alta  e  il restante 29% rientrano in colonna  A della Tabella 2.4 del suddetto Manuale”.

Durante l`accesso agli atti è emersa anche una nota del Ministero dell' Ambiente con cui, nel trasferire alcune competenze sul dragaggio alla Regione Abruzzo, si può leggere: “A tal proposito si segnala che l’ISPRA, con la nota n. 245/P del 9 marzo 2012 che per pronto confronto si allega, in base all'ultima valutazione delle Misurazioni  analitiche che portarono all'emanazione del Decreto PNM-DEC-2011-573 del 20 settembre 2011 (il decreto che acconsentiva allo sversamento in mare, NDR), "valuta che non vi siano le condizioni per lo svolgimento delle attività di dragaggio con immersione deliberata dei sedimenti in mare”

Dichiara Augusto De Sanctis, referente acque del WWF Abruzzo “ll fiume Pescara è un malato acuto cui nessuno sta praticando cure. Siamo stati per mesi sommersi da polemiche infinite su “DDT si e DDT no” su una parte minimale dei fanghi da dragare nell'avamporto quando già c'erano dati così preoccupanti prodotti dalla stessa ARTA. Grazie all'accesso agli atti, abbiamo appreso dell'esistenza di una nota dell'lSPRA che il 9 marzo 2012 chiudeva sostanzialmente la vicenda. 

Nel 2007, durante l'iter di perimetrazione del Sito di Bonifiche di Bussi, scrivemmo che l'inquinamento interessava il fiume fino alla foce, chiedendo l'inclusione dell'intera asta fluviale o, almeno, dei principali sbarramenti dietro i quali si erano accumulati milioni di metri cubi di sedimenti provenienti da monte. È il caso dell'invaso ENEL di Alanno-Piano d'Orta. Allegammo uno studio avente per oggetto proprio la distribuzione del mercurio alla foce del fiume Pescara, pubblicato nel 2004 su una rivista scientifica internazionale dal Prof. Giaccio e colleghi dell'Università di Chieti. In questo studio il mercurio era indicato come presente con le stesse concentrazioni riscontrate a fine 2011 dall'ARTA.

Il Ministero decise di includere nel Sito di Bonifica solo gli invasi ma chiese alla Regione Abruzzo e all'ARTA di provvedere a monitorare lo stato dei sedimenti  lungo tutta l'asta fluviale. 
Ad oggi, a 4 anni dalla perimetrazione del SIN di Bussi, non ci risulta essere stato attuato né il Piano di Caratterizzazione del sito né il monitoraggio dei sedimenti lungo tutto il fiume Pescara. 
Tale situazione è inaccettabile perché non ci permette di capire se l'inquinamento che vediamo è la “coda” di fenomeni di sversamento a monte ormai conclusi e i cui effetti a valle si stanno esaurendo oppure se dobbiamo aspettarci addirittura un ulteriore peggioramento senza gli urgenti interventi di bonifica necessari sul fiume.

Le istituzioni sembrano prese da tutt'altro visto che si riesce a far riunire il consiglio regionale ben 14 volte per tagliare la riserva naturale del Borsacchio al fine di far costruire qualche palazzina mentre sostanzialmente si ignora una situazione ambientale ed economica cosi compromessa che tocca direttamente i cittadini e il mondo produttivo.

Chiediamo al Presidente del Consiglio Regionale, Pagano: non è il caso di convocare 14 volte ii consiglio regionale per affrontare ii tema dei fiumi abruzzesi ridotti a fogne, per discutere dello stato delle bonifiche in Abruzzo e, magari, del Piano di Tutela delle Acque che più che riqualificare mira a derogare agli obiettivi di qualità europei dei fiumi?

Ci domandiamo, ad esempio, se il gruppo PD in Regione continuerà a impegnarsi allo spasimo per sostenere il progetto TOTO di cementificio e megacava a Bussi con i 50 milioni di euro destinati alla bonifica oppure se capirà che è necessario spendere quelle poche risorse tutte e subito per bonificare la discarica “Tremonti” posta proprio sul fiume Pescara.

La politica deve fare delle scelte precise visto che sono ormai evidenti i costi collettivi che derivano da un fiume cosi inquinato. 
In tale situazione critica, avendo anche una vasca di colmata inservibile (?, ndr), il bando annunciato dal Provveditorato per il dragaggio è (era) sostanzialmente un passo obbligato.
Bastava leggere anche solo i primi referti ARTA del novembre 2011 sopra citati per capirlo oppure dare retta alle note del WWF dell'agosto 2011.

Leggeremo il bando con attenzione perché vogliamo che tutto proceda nel migliore dei modi  e in tempi strettissimi. 
Abbiamo una classe dirigente che è arrivata ad evocare populisticamente misure d'emergenza a basso costo, come se buttare a mare** il mercurio possa divenire un atto da statisti e di lungimiranza politica e civica se fatto con norme speciali.
Abbiamo amministratori che da un lato non sono consapevoli  del livello di degrado in cui viviamo e che allo stesso tempo non riescono ad accettare l’esistenza ormai consolidata di precise norme ambientali da far rispettare, visto che impiegano costantemente il loro tempo a immaginare soluzioni per aggirarle.

Il Fiume Pescara non merita tutto ciò”.


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*Tra l'altro il WWF ricorda che il Decreto del Ministero dell'Ambiente 56/2009 su alcuni limiti di qualità dei sedimenti marino-costieri e delle acque di transizione, per alcune delle sostanze citate pone limiti di legge ancora più restrittivi rispetto al Manuale ICRAM-APAT.
**visto che per quella cifra si può solo immaginare una soluzione di questo genere.

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Questa petizione è davvero importante e noi possiamo dare una mano. Clicca qui per saperne di più e firma: 
http://www.avaaz.org/it/petition/Porto_di_Pescara_dragaggio_e_Proposta_di_soluzione_semplice_per_le_strutture_portuali/?kYmQNcb 



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