Strumenti alternativi
per la difesa della costa italiana
per la difesa della costa italiana
Maggio 2015
di Antonio Spina, Luca dott. Mennella , Paolo
Serafini, Lucio dott. Giardini.
Figura 1: una spiaggia olandese protetta da file permeabili di pali dall’inizio del secolo XIX. |
Indice:
1.
Introduzione
2.
Stato dell’arenile
3.
Dinamiche costiere
4.
Tipologie di intervento
già attuate ed effetti
5.
Alternative
6.
Tipologia di intervento
consigliata: lo strumento alternativo.
1. Introduzione
Per chi avesse tempo e pazienza di informarsi sulla situazione costiera
abruzzese, con poco impegno capirebbe che il mare, oltre a ingoiare l’arenile,
ha ingoiato anche 100 milioni di euro negli ultimi 8 anni e continuerà a farlo
finché si continueranno a proporre soluzioni non idonee e dannose.
Per brevità si citano qui solo tre link usciti da una ricerca su internet
relativa all’erosione costiera in Abruzzo:
In sintesi sembra davvero che tutta l’Italia sprofondi e in Abruzzo, da una
delle tante ricognizioni fatte da Legambiente nel maggio 2015, siamo terzi o
quarti nel paese con il 60% della costa regionale interessato dal
problema erosione , e con oltre il 65% di essa (nella regione Marche) già
modificata e protetta da interventi che non hanno risolto il problema
dell’erosione che si ripresenta puntuale ogni anno.
Una previsione di ulteriore spesa pubblica senza orizzonte per contenere un
fenomeno, definito da molti studiosi “
irreversibile una volta azionato da pennelli e scogliere rigide”, non è
auspicabile.
Da questo incipit è facile prevedere che presto tutte le coste ancora
libere da interventi saranno toccate dal problema, quindi è vitale
capire quale strada abbiamo imboccato: se è quella giusta o, come sembra
dirci l’esperienza fatta finora, sia il caso di riconsiderare gli
interventi programmati fino ad ora per contrastare l’allarmante fenomeno
erosivo che si alimenta di soldi e cancella il futuro dei paesi costieri.
Non sembra di questo avviso la Regione Abruzzo, ed in conferenza dei
servizi anche il Comune di Silvi purtroppo , che, di fronte a queste esperienze
tutt’altro che positive, hanno rinnovato la prosecuzione dello stesso
schema invasivo di salvaguardia della spiaggia fatto di pennelli o
scogliere (emerse o soffolte) impermeabili con massi di cava, binomio deleterio
in termini di balneabilità delle acque di spiaggia, protezione e salvaguardia
dell’ambiente costiero e montano.
Chiediamo alle forze politiche locali e regionali di valutare con
attenzione quanto di seguito si riporta, e le conclusioni/suggerimenti
che ne emergono, per iniziare un programma di tutela ambientale e
salvaguardia della costa Abruzzese dal problema erosione e di riflessione
sui costi economici ed ambientali connessi.
Naturalmente questo documento non ha valore di compendio o vuole
disciplinare una materia delicata come i fenomeni di trasformazione terrestre,
ma risponde con i fatti ad una interpretazione errata assunta per alcune zone
della costa abruzzese, che prende spunto dal nuovo progetto regionale di
protezione della spiaggia di Silvi/TE, che sembra ripetere gli stessi errori
del passato.
Questo studio si propone di fornire ai cittadini e all’Amministrazione
civica una valida e maggiormente sostenibile alternativa ai pennelli o alle
scogliere in massi di cava, fin qui usati, che da anni hanno dimostrato la loro
inefficacia nel salvaguardare le spiagge e…la loro efficacia nello svuotare le
casse pubbliche.
2. Stato dell’arenile
Il Caso Silvi/TE.
Dopo le ultime intense mareggiate tardo invernali, di quella spiaggia
profonda anche 100 metri sulla costa dei comuni di Silvi e Pineto, qualche anno
fa, adesso rimane ben poco.
Il fenomeno si è comunque ripetuto anche in
altri tratti di costa abruzzese o italiana: prendiamo quindi solo ad esempio la
spiaggia di Silvi.
Le foto scattate in quei paraggi subito dopo le ultime mareggiate invernali
del 2015 risultano eloquenti.
Sotto, sono mostrati alcuni tratti di spiaggia di Silvi:
Figura 2: veduta della spiaggia del Circolo Nautico_Rimessaggio barche: è evidente come il pennello impermeabile di massi di cava sia in balia dell'erosione. |
Di seguito è riportata un’altra foto, dell’Area Marina
Protetta del Cerrano:
Le spiagge del comune di Silvi godono di protezioni particolari
grazie alla presenza di diverse zone rocciose naturali che fungono da barriera
alle onde e in alcuni casi da trappola ai sedimenti (come se fossero delle
barriere soffolte) e che comunque non sono servite a proteggere completamente
quei tratti di costa, ma dimostrano che la loro antica presenza nei fondali le
hanno protette un po’ di più rispetto a quelle più vicine.
Queste sono:
- I resti del porto romano a Cerrano;
- Gli scogli di Bassano;
- L’Aspro delle Rose (di fronte all’hotel Parco delle Rose) o di De Rosa, tratto compreso tra Piazza Marconi e Piazza dei Pini.
-I resti presenti davanti alla spiaggia della Torre di Cerrano influenzano
poco le dinamiche costiere, pur tuttavia generano un modesto accumulo di
sedimenti sull’arenile sottoflutto ad essi.
-Gli scogli di Bassano funzionano come una sorta di Headlands permeabile
(una sorta di barriera soffolta) che genera un discreto accumulo di sedimenti sulla
spiaggia retrostante.
-Gli scogli dell’Aspro delle Rose fungono da grande barriera soffolta che
protegge gran parte del litorale centrale di Silvi e che genera un modesto
accumulo di sedimenti, data la maggiore lontananza dalla linea di battigia.
Sotto, sono riportate le immagini satellitari dei tre punti in questione e
sono sottolineate con le righe viola di quanto avanza la linea di battigia
di quei luoghi dove sono presenti queste formazioni antiche rispetto alla
linea di battigia ai lati:
Figura 7: immagine google earth elaborata della spiaggia dell'Aspro delle Rose |
Figura 8: immagine google eath elaborata della spiaggia dietro gli scogli di Bassano |
Le formazioni rocciose sopra elencate fungono, quale più quale meno, ma
quasi sempre da opere protettive.
Non a caso la zona centrale
di Silvi, compresa fra gli scogli di Bassano e l’Aspro delle Rose, vanta
l’arenile più lungo del litorale “silvarolo” e ad oggi è l’unica zona che non
ha grossi problemi di erosione, anche se durante l’invernata del 2012/13 con
prevalenza di correnti settentrionali meno erosive (di seguito spiegheremo il perchè)
la spiaggia è indietreggiata di poco; e durante invece l’invernata del
2010/2011 con prevalenza di correnti orientali la stessa spiaggia è stata erosa
di più.
Come punto di riferimento di queste ultime misurazioni abbiamo preso la
spiaggia del Circolo Nautico. Le
immagini sono eloquenti. Questo a significare che in genere le mareggiate da
levante sono più erosive nel tratto di costa abruzzese.
Tra le due annate si registra una differenza di circa 10 M!
Invece, durante le ultime mareggiate invernali le spiagge dell’Area Marina
Protetta del Cerrano e della zona nord e sud di Silvi Marina (TE) sono
state erose in modo oltremodo eccezionale.
Di conseguenza è cresciuta la volontà di molti cittadini e
dell’Amministrazione comunale di richiedere alla Regione un intervento di
protezione delle stesse.
Bisogna sottolineare che in generale il Comune di Silvi ha problemi di
erosione costiera da circa 10/15 anni, da quando la protezione della costa con
scogliere frangiflutti impermeabili realizzati con massi di cava si è
interrotta a Montesilvano, al fiume Saline, ed è ricominciata da Roseto, dal
fiume Vomano, lasciando il tratto di costa in mezzo ai due fiumi, quello appunto
di Silvi e Pineto, sostanzialmente scoperto dallo stesso tipo di protezione, eccettuato
qualche pennello o qualche scogliera soffolta insufficienti a salvaguardarla:
Figura 12: immagine google eath della costa a nord di Montesilvano e del fiume Saline, nel settembre 2013 |
Tuttavia solo da qualche anno, e mai come quest’anno, il problema è diventato tale da richiedere interventi importanti per la protezione dell'arenile.
3. Dinamica costiera
L’erosione o l’accumulo di sabbia sulle spiagge è un processo continuo, ma
è un fenomeno che dipende strettamente dall’apporto fluviale di sedimenti e dall’andamento
medio delle condizioni meteorologiche nel periodo che va da Ottobre a Aprile,
soprattutto, e che è condizionato dai venti e dal conseguente moto ondoso dei
paraggi e dalle relative correnti che essi generano.
Si veda in proposito lo studio di Marco De Marinis, del 2001, sul tratto di
costa che va da Montesilvano a Francavilla: http://portodipescara.blogspot.it/2012/02/la-spiaggia-pescarese-da-montesilvano.html , in cui si dimostra che un tratto di costa o di
spiaggia, e questa in particolare, è sempre influenzata sia dai sedimenti
provenienti dai fiumi (Sangro, Pescara, Saline) sia dalle erosioni causate
dalle correnti locali e dalle controcorrenti litoranee oltre che dalle opere
antropiche in mare.
In questi paraggi abruzzesi, le correnti locali generate dai venti sono
molto più influenti sullo stato del litorale di quelle correnti generali in
genere molto deboli, che si possono vedere illustrate nella tavola del TCI:
Figura 13: le principali correnti in Adriatico nella tavola del TCI |
Le correnti adriatiche, come si vede nella tavola, sono ascendenti sulla costa slava e sono discendenti sulla costa italiana.
Queste correnti generali, non sono
molto forti sul versante italiano abruzzese.
Salvo farsi più forti man mano che
ci si avvicina al canale di Otranto per l’effetto causato dal restringimento
della costa sulle correnti stesse:
Le correnti, d’altronde si comportano in modo simile al vento, e per questo l’influenza dei venti sulle correnti nei paraggi abruzzesi è maggiore di quella delle correnti generali.
Anche i nostri pescatori che si spingono per il loro lavoro con i
pescherecci al largo della costa abruzzese ci confermano che le correnti
generali adriatiche sul versante abruzzese sono sempre discendenti (in dialetto
dicono che vanno “pi li gnò”) e che non sono molto forti: sono dell’ordine di
0,5 nodi (MN/h).
Quindi hanno poca forza erosiva.
Tranne che quando ad esse si sovrappongono, o le contrastano, le correnti superficiali generate dai venti.
Quindi hanno poca forza erosiva.
Tranne che quando ad esse si sovrappongono, o le contrastano, le correnti superficiali generate dai venti.
Nel qual caso i valori della velocità cambiano e cambiano anche le
direzioni e i valori della conseguente forza erosiva del moto ondoso.
Si può quindi affermare che le correnti generali adriatiche del versante
italiano hanno un basso impatto sulla erosione costiera.
Dal libro dello stesso TCI dedicato all’Abruzzo e Molise, nel paragrafo che
riguarda la natura della costa, troviamo descritto:
“Le varie sporgenze costiere (promontori e
cuspidi deltizie) rappresentano come altrettanti capisaldi per la
evoluzione morfologica degli interposti archi di spiaggia, e
delimitano delle larghe insenature, appena accennate, le quali ben
poco contribuiscono ad accrescere il valore di questo litorale importuoso.
Alle necessità della navigazione si oppone non
soltanto la mancanza di incavi nella costa, ma anche la natura dei
fiumi, i quali non offrono, sulle loro bocche, condizioni
adatte alla sistemazione di porti-canale. Perciò mentre la spiaggia adriatica
a N di Ancona dispone di sette porti su altrettante foci
fluviali armate, la costa a S del Cónero invece ha un unico
porto-canale: Pescara.
Poiché domina il moto ondoso da SE, i
materiali incoerenti (sabbia, ghiaietta, ciottoli) rivelano la tendenza a
trasmigrare lungo la spiaggia nella medesima direzione. I due moli paralleli
del porto-canale di Pescara, costruiti nel 1911, funzionano pertanto come
un diaframma di cattura, e quindi mentre la spiaggia a S del porto è
in fase d'espansione, quella immediatamente a N accusa sensibili
erosioni. Conseguenze analoghe potrà avere il pennello di Marina San Vito. Questo
fenomeno è comune a tutto il litorale marchigiano e abruzzese, ed e
responsabile della varia natura e della differente evoluzione delle singole
spiagge. Ciascuna sezione del litorale dipende soprattutto dagli apporti
alluvionali del fiume che sbocca immediatamente a SE (il Sangro nel lavoro di
De Marinis, ndr.) sia per quanto riguarda l'entità del ripascimento, sia
per quanto riguarda la natura dei materiali che la compongono. La medesima
traversia da SE, in condizioni di ondazione normale tende a ributtare
anche le foci dei fiumi da S a N, a zappare l'ala destra dei singoli delta,
e ad allungarne sproporzionatamente l'ala sinistra. Ne risultano, in tal modo,
apparati deltizi asimmetrici: molto caratteristico a questo proposito
é il delta del Tronto.”
Le correnti costiere mosse invece dai venti e dal conseguente moto ondoso
influenzano moltissimo l’erosione o l’accumulo di sabbia sulle spiagge.
Si vedano
le immagini seguenti di due tratti di spiaggia protetti da pennelli nel primo
caso e da scogliere emerse, nel secondo caso:
Lo schema di
quegli effetti è insomma questo seguente:
Figura 21: schema degli accumuli ed erosioni creati da una scogliera frangiflutti impermeabile in massi di cava. |
Figura 22: sezione del moto ondoso contro una scogliera emersa impermeabile: dove c’era erosione sulla vecchia linea di battigia la scogliera crea interrimenti |
Figura 23: schema dei vortici e degli
accumuli sovra flutto ed erosioni sotto flutto creati da un pennello impermeabile (in massi di cava o altri materiali).
|
In annate come questa in cui si è avuta la prevalenza
di mareggiate da levante si registra un maggior arretramento della linea di
costa. Le mareggiate da levante sono più pericolose essendo formate da onde
lunghe e alte che vengono dal centro dell’Adriatico, dove si sono inizialmente
formate; e che, proseguendo la loro corsa verso la costa, si sovrappongono e
accrescono la loro forza erosiva.
Dalla osservazione delle stesse fig. 6, 7 e 8 del tratto di spiaggia di
Silvi si può notare che quelle antiche formazioni di scogli davanti alla costa
hanno pur tuttavia creato una discreta protezione della stessa, come se fossero
delle scogliere soffolte, ma creando erosione sulla spiaggia a nord e a sud di esse.
D’altra parte il principale problema che si va a generare con la posa di
pennelli impermeabili in massi di cava è l’accentuazione dell’erosione sottoflutto o
dell’accumulo sovraflutto, e quindi in modo scompensato.
Inoltre è dimostrata da tempo e, casomai ve ne fosse ancora bisogno, dalle
ultime mareggiate invernali l’inefficacia dei pennelli a proteggere l’arenile
dalle mareggiate da levante o da greco-tramontana che arrivano quasi verticali
alle spiagge dei nostri paraggi e che sono state quelle che questo scorso
inverno hanno eroso di più.
A questo scopo, si è visto che solo le scogliere emerse proteggono
efficacemente le spiagge. Ma, abbiamo detto, sono molto costose per le casse
vuote (adesso) della Regione o dello Stato e tuttavia dal punto di vista
esclusivamente ambientale sulla costa si è verificato che creano scompensi all’inizio
e alla fine della disposizione delle stesse, oltre che danni sulle montagne.
Per cui, per evitare gli scompensi a nord e a sud, dovrebbero essere messe su tutti i tratti di costa ancora scoperti
e in particolare nell’esempio citato della costa di Silvi e Pineto nel tratto di
circa 17 km che va dal fiume Saline al fiume Vomano attualmente “scoperto”.
Le correnti costiere abruzzesi sono quelle che si desumono dal grafico elaborato della B.O.N. (Boa Ondametrica Nazionale di Ortona) che ha registrato il clima ondoso di venti anni (1992-2011):
Da cui si evince che le correnti prevalenti sono quelle del I° quadrante,
N-NE, e quelle del II° quadrante, E.
Quando le correnti locali, generate dai venti e dal moto ondoso, provengono
da Est, sia da NE greco-tramontana (come quella di quest’anno) che da ESE,
greco-levante, come in altri anni, essendo verticali alla spiaggia sono
particolarmente erosive.
Quando invece le correnti locali provengono più obliquamente alla spiaggia,
da Nord-tramontana, come nel 2012-13, o da Sud-scirocco sono meno erosive.
Naturalmente anche il riscaldamento globale ha una sua incidenza
sull’innalzamento del livello medio del mare per lo scioglimento dei ghiacci e
contribuisce a dare forza al fenomeno dell’erosione.
Però in Adriatico l’innalzamento è molto attenuato essendo per lo più un
mare chiuso estraneo alle grosse differenze che si rilevano nei mari più
aperti (Tirreno, canale di Sicilia, mar di Spagna e soprattutto Atlantico,
Baltico, etc…).
Le strutture artificiali, di qualunque tipologia fin qui poste a protezione
delle spiagge in Italia, pennelli o scogliere impermeabili con massi di
montagna, le hanno sì protette, soprattutto le seconde, ma abbiamo verificato
che lo fanno in modo scompensato:
- i pennelli, proprio perchè impermeabili
creano accumulo su di un lato solo;
- le scogliere, sempre perché impermeabili,
creano accumulo sotto flutto ma creano anche erosione a monte e a valle
delle stesse;
Figura 26: le file di scogliere impermeabili disposte davanti alla costa nord pescarese negli anni ’70, dopo l’esperienza negativa fatta con i pennelli verticali impermeabili di massi di cava. |
Figura 27: un intervento simile sulla spiaggia laziale di Sabaudia (imm. Repubblica.it)
|
Alla fine fu necessario metterle fino al fiume Saline.
Abbiamo valutato da tempo le opere generalmente usate a difesa delle coste,
in Italia, fatte con scogliere impermeabili orizzontali alla costa (emerse o
soffolte) o verticali (pennelli).
E abbiamo constatato che queste non funzionano in maniera ottimale in quanto
ognuna di esse crea scompensi; nello specifico:
- i PENNELLI creano erosione sottoflutto ed
accumulo sovra flutto (v. fig. 26); inoltre NON essendo PERMEABILI,
riflettono gran parte dell’energia del moto ondoso, la quale durante
mareggiate particolarmente intense crea fenomeni di intensa erosione in
ambo i lati della struttura e forti rip currents che trasportano sedimenti
verso il largo.
- LE SCOGLIERE IMPERMEABILI ORIZZONTALI
(soffolte o emerse) creano sì accumulo sottoflutto e permettono alla
spiaggia di crescere (v. fig. 21), ma creano anche erosione all’inizio e
alla fine della loro disposizione, in genere orizzontale alla costa.
Per cui
bisognerebbe che tutta la costa italiana fosse protetta dalle scogliere
impermeabili (ma ci siamo abbastanza vicini).
4. Tipologie di intervento già attuate ed effetti
Il Comune di Silvi registra problemi di erosione costiera da circa
10/15 anni, con un notevole aumento del problema negli ultimissimi anni.
Tale accelerazione del problema è dato da una concomitanza di fattori
climatici e “umani” divenuti ormai irreversibili e quindi di carattere urgente
e fondamentale per la salvaguardia del capitale turistico / ambientale ed
immobiliare del paese.
Tra le cause principali del fenomeno vi è senza dubbio il massiccio
intervento fatto a Pescara/Montesilvano a protezione del proprio arenile sin
dagli anni 70 che ha visto la “eliminazione“ dei pennelli e l’impiego
consistente di scogliere frangiflutti impermeabili fatti da massi di cava
disposte fino al fiume Saline, lasciando di conseguenza il tratto di costa
silvarolo scoperto da protezioni e quindi soggette all’erosione indotta
dalla presenza delle protezioni rigide ed impermeabili a confine.
Figura 28: veduta del tratto di spiaggia tra il porto di Pescara e il fiume Saline a Montesilvano, completamente oramai protetto da scogliere emerse impermeabili. Pur tuttavia, la loro presenza a protezione della costa non impedisce che il mare modifichi a suo piacimento le lineee di battigia retrostanti che avanzano e arretrano in modo difforme dalla disposizione delle scogliere, anche se in modo meno marcato che nel caso che queste non ci fossero. Questo significa che infine il moto ondoso del mare, anche con questo metodo, è difficilmente arrestabile. |
Le opere realizzate a Silvi nel 2000 per contenere il mare, oramai arrivato
dentro il confinante e ingombrante Residence Green Marine nella zona
centrale, furono un sistema di pennelli /scogliere soffolte dimostratosi, ormai
con colpevole costanza, insufficiente alla salvaguardarla del tratto
interessato all’erosione e vistosamente inadeguato e dannoso per la
costa confinante a Nord con essa, che a sua volta si è vista
sconvolta dalle correnti generate da installazioni rigide.
Figura 29: veduta della costa a nord
del fiume Saline nel territorio di Città S.Angelo (fino al torrente Piomba, il
cui percorso è segnato con la linea verde) e Silvi. La mancanza di una uguale
protezione della costa con scogliere emerse impermeabili, come nel tratto a sud
di Montesilvano e Pescara, ha provocato l’accentuazione del fenomeno erosivo
degli ultimi anni.
|
La Regione, sollecitata dall’Amministrazione Comunale, ha provveduto a
redigere un progetto di salvaguardia per il tratto a sud di Silvi, come si vede
nell’immagine sottostante:
Figura 30: sovrapposizione all’immagine google earth del progetto della Regione del 2015 per salvaguardare la parte sud di Silvi, confinante con Città S.Angelo, in pratica dal fiume Saline al centro di Silvi (oltre il torrente Piomba). |
Il progetto che sopra abbiamo visto inserito sul tratto di
spiaggia interessato, è visibile nei particolari nel disegno del progetto
originale della Regione:
Figura 31: il progetto della Regione per la spiaggia di Silvi e Città S.Angelo, costituito da 6 pennelli impermeabili in massi di cava verticali alla costa e da 9 scogliere soffolte in massi di cava orizzontali alla costa (in grassetto nel disegno).
|
Questa soluzione non è altro che la ripetizione del progetto pilota R.I.C.A.M.A.,
fatto sul litorale sud di Pescara che, pur essendo costato inizialmente 30
milioni di euro, purtroppo ogni anno ha bisogno di ripascimenti di
sabbia onerosi, essendosi dimostrato inadatto a salvaguardare completamente il
litorale, soprattutto nel tratto più a sud di esso:
Figura 32: la spiaggia a sud del porto di Pescara nel giugno 2003 (era iniziata da due anni la costruzione della darsena e del braccio di levante del porto di Pescara) e il progetto RICAMA non era stato ancora realizzato. Sono visibili diversi tratti in forte erosione vicino al porto, ma a sud sostanzialmente la spiaggia era abbastanza protetta dalle scogliere emerse che arrivano fino al territorio di Francavilla al Mare. |
La spiaggia a sud del porto di Pescara nel 2003, anno dell’immagine google
earth di sopra, era protetta in modo frammentato fino al Villaggio Alcione,
dove cominciano le scogliere emerse poste a protezione del litorale di
Francavilla al Mare.
In essa si vede chiaramente che la parte meglio protetta è quella con le
scogliere emerse che però al giorno d’oggi non si possono più ripetere sia
perché hanno un notevole costo sia perchè hanno un impatto ambientale notevole sulle
montagne e sulla costa:
Figura 33: lo stesso tratto di spiaggia nel 2013, quando era stato completato il porto di Pescara (da 8 anni, nel 2005) ed era stato realizzato il progetto RICAMA. Naturalmente anche l'insieme del porto di Pescara ha influito a modificare le correnti e le relative erosioni dato che non è altro, nell’insieme, che un grosso pennello impermeabile verticale. |
Il primo tratto di spiaggia vicino al porto si è riformato dopo
l’attuazione del progetto RICAMA, intrappolato com'è fra pennelli e scogliere. Naturalmente ha influito anche la presenza
del porto di Pescara, nel suo insieme, completato nel 2005.
Però si è verificata una erosione sulla spiaggia più a sud che anche nel
2015, come ogni anno, ha avuto bisogno di nuovi ripascimenti di sabbia.
Ciononostante, la Regione Abruzzo, nella seconda riproposizione
dell’intervento di salvaguardia della costa di Silvi, dopo la bocciatura dei
pennelli a T e quindi di una vera e propria sepoltura dell’arenile con
massi, vuole ricorrere ancora sventuratamente all’utilizzo di pennelli impermeabili
di massi e scogliere soffolte, scelta ormai rivelatasi improduttiva, inefficace
e destinata a sconvolgere il tratto ancora intatto dell’ arenile silvarolo, che
subirebbe le correnti erosive come attualmente avviene nella zona Circolo
Nautico/ Villaggio del Fanciullo.
Affinché si possa intervenire in maniera appropriata e definitiva contro
questa piaga che affligge molte coste italiane ed evitare il peggioramento e
l’inevitabile declassamento della spiaggia di Silvi, è fondamentale rivedere il
progetto presentato dalla Regione/Opere Marittime e fornire una difesa della
costa che in primis non sia una sentenza definitiva per la parte ancora sana e
che abbia le caratteristiche idonee per favorire la sedimentazione di nuovo
arenile come dovrebbe fare un progetto davvero efficace.
Figura 34: ultimo lembo di sabbia a confine con il Camping Lake Placid che rischia di essere assorbito dal mare a Silvi Marina a seguito delle barriere poste in zona del torrente Piomba. |
Figura 35: la spiaggia a sud di Roseto protetta con barriere soffolte e pennelli, completamente erosa. |
Il principale riflesso di questo ragionamento è che senza un piano
programmatico di intervento per la difesa della costa, e con soluzioni tampone
o limitate che si riflettono negativamente sulle spiagge confinanti, gli
interventi saranno sempre dei fallimenti ed alla soluzione di un problema
inevitabilmente se ne ripresenta un altro, come possiamo esplicitamente
constatare ancora sulla stampa di questi ultimi mesi:
La piantina dei nuovi interventi previsti a Silvi dalla Regione Abruzzo
mostra in maniera inequivocabile la discontinuità dell’ampiezza dell’arenile
già sottoposto a protezione:
Figura 37: il progetto della Regione del 2015 per la salvaguardia della spiaggia a nord del fiume Saline fino al centro di Silvi. |
Le linee marcate più scure in acqua sono le scogliere soffolte esistenti.
Resta del tutto inesistente l’arenile del tratto che dalla foce del torrente Piomba arriva al complesso Green Marine: scorrendo ancora la sagoma della costa si nota come appena al di fuori dalle scogliere soffolte in direzione Nord, la spiaggia si riduca fino a scomparire nella zona oltre il Circolo Nautico per effetto delle barriere e dei pennelli di roccia che scaricano le correnti marine con maggior forza sulla parte scoperta della spiaggia vicina, con conseguente perdita di superficie ed estensione del problema erosivo.
Resta del tutto inesistente l’arenile del tratto che dalla foce del torrente Piomba arriva al complesso Green Marine: scorrendo ancora la sagoma della costa si nota come appena al di fuori dalle scogliere soffolte in direzione Nord, la spiaggia si riduca fino a scomparire nella zona oltre il Circolo Nautico per effetto delle barriere e dei pennelli di roccia che scaricano le correnti marine con maggior forza sulla parte scoperta della spiaggia vicina, con conseguente perdita di superficie ed estensione del problema erosivo.
Come notato da alcuni esperti che hanno collaborato nella stesura di questo
documento, la soluzione proposta a Silvi è accostabile al progetto pilota
R.I.C.A.M.A., fatto sul litorale sud di Pescara, costato inizialmente 30
milioni di euro, che purtroppo ogni anno ha bisogno di ripascimenti di sabbia
onerosi, essendosi dimostrato inadatto a salvaguardare completamente il
litorale.
Anche quest’anno oltre 1 milione di euro serviranno per ripascere la
spiaggia RICAMA … come si evince dall’ultima notizia di intervento ripresa dal
quotidiano on-line regionale Primadanoi.it:
D’altronde
la stessa Legambiente in uno studio del mese di maggio 2015 rileva che la
maggior parte delle coste italiane
soffre di erosione, e fra le più esposte è l’Abruzzo, nonostante gli interventi
massicci di posa in opera di difese di spiaggia, purtroppo NON RISOLUTIVI.
5. L’alternativa alle barriere impermeabili
Abbiamo quindi un responsabile, una chiara e lunga serie di indizi e
quindi ormai delle prove che ci confermano che con barriere rigide ed
impermeabili il mare non si ferma, restituisce con una mano e prende con
l’altra.
Quindi il risultato di quegli interventi è prossimo allo zero… anzi è da un
punto di vista ambientale e sociale è pesantissimo e va abbandonato (del resto
la rigidità e l’impermeabilità sono atteggiamenti che non solo in mare non
funzionano ma anche nella vita delle persone).
Se invece, come descritto nello studio degli ingg. Marconi, Matteotti e De
Santis, (si veda lo studio http://portodipescara.blogspot.it/2012/02/difese-di-spiaggia.html ) le scogliere fossero state sostituite da
PALIFICATE PERMEABILI, queste avrebbero protetto la spiaggia mantenendone
inalterata la linea di battigia e non avrebbero creato erosione all’inizio e
alla fine della loro disposizione:
Figura 38: effetti sulla linea di battigia delle scogliere impermeabili emerse (prove in vasca dello studio ingg. Marconi, Matteotti, De Santis fatte presso il Dipartimento di fluidodinamica dell’Università di Padova). Le scogliere creano accumulo sottoflutto ma creano erosione all’inizio e alla fine della loro disposizione orizzontale alla costa. |
Figura 39: le PALIFICATE PERMEABILI mantengono inalterata la linea di battigia preservandola dall'erosione (ed anche da un eccessivo accumulo) ma non creano erosione allo inizio e alla fine della loro disposizione orizzontale alla costa. |
Da anni cerchiamo, inutilmente, di far comprendere all’Amministrazione che
le SCOGLIERE potrebbero non creare il fenomeno dell’erosione a monte e a valle
delle stesse se fossero fatte con PALIFICATE PERMEABILI, salvaguardano la spiaggia retrostante, ma senza creare un grosso accumulo che poi si ripercuote alla fine e all'inizio della loro disposizione orizzontale alla costa.
La tecnica degli ultimi anni offre una serie di barriere antierosive
permeabili o filtranti che non resistono rigidamente alle spinte delle correnti
ma ne rallentano la marcia, la corsa e quindi favoriscono il rilascio dei
sedimenti trasportati.
Esistono studi di barriere soffolte fatte a griglia, altre con tubi, micropali paralleli alla costa, le barriere W-Mesh presentate anche a Silvi in un convegno…tutte degne di attenzione.
Esistono studi di barriere soffolte fatte a griglia, altre con tubi, micropali paralleli alla costa, le barriere W-Mesh presentate anche a Silvi in un convegno…tutte degne di attenzione.
Ma noi preferiamo un sistema diffuso in Olanda da un secolo: il paalscheerm.
Cioè le file permeabili di pali.
Cioè le file permeabili di pali.
L’Olanda è conosciuta come “Paesi Bassi” per la sua configurazione
morfologica che è al di sotto del livello del mare.
La secolare lotta di questo popolo col mare è risaputa e crediamo possa offrire degli utili suggerimenti anche a noi .
La secolare lotta di questo popolo col mare è risaputa e crediamo possa offrire degli utili suggerimenti anche a noi .
Dalle ricerche effettuate e da alcuni contatti intrapresi con l’ambasciata
olandese a Roma abbiamo estrapolato degli esempi di sistemi antierosione e di
difesa della costa che hanno prodotto risultati più che soddisfacenti in Olanda da un
secolo.
La tecnica olandese è molto semplice ed il principio alla base di essa è
“fisicamente” molto semplice.
In sintesi gli olandesi non bloccano la corrente marina con dei pennelli
impermeabili ma la rallentano adottando un sistema fatto con FILE DI PENNELLI
PERMEABILI, COSTITUITI DA PALI che risultano più efficaci:
Figura 41: una fila doppia di pali costituisce un pennello permeabile che rallenta la corrente (o il moto ondoso) e lascia passare dolcemente la corrente permettendo alla sabbia trasportata da essa di depositarsi e quindi creare un ripascimento naturale. |
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Figura 43: un pennello impermeabile, Krib, crea vortici e quindi accumuli ed erosioni. Un pennello permeabile Paalhoofd, invece, rallenta la velocità della corrente, e quindi la sua forza erosiva, e permette alla sabbia di depositarsi prima e dopo il pennello, o la fila di pennelli, in modo simmetrico. |
Figura 44: schema del diverso funzionamento degli accumuli di sabbia in un pennello impermeabile e in un pennello permeabile |
Il motivo è che i pali semipermeabili hanno l’effetto principale di
SMORZARE LA FORZA EROSIVA DEL MOTO ONDOSO e inoltre favoriscono il DEPOSITO
DELLA SABBIA , sia sovra flutto che sottoflutto, e senza
creare scompensi all’inizio e alla fine della disposizione delle file stesse,
come invece fanno le scogliere.
Guardando le immagini estrapolate da google earth della spiaggia
di Domburg in Olanda, è evidente il deposito di nuova sabbia, di colore
più scuro, davanti alla vecchia di colore più chiaro, dopo la posa delle file
di pali (paalscheerm):
Figura 46: fila doppia di pali in situazione di bassa marea in Olanda.
NB: l'escursione di marea che in Adriatico è al massimo di mezzo metro (0,50 mt) in Olanda invece è di alcuni metri. Per cui l’effetto ottico dei pali che fuoriescono dal livello del mare in bassa marea sulle nostre spiagge sarebbe molto meno invasivo.
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Le file di pali “all’olandese” possono rappresentare una valida alternativa
ai pennelli impermeabili in massi di cava, in quanto, considerando il regime
medio di correnti e le esigenze turistiche delle spiagge italiane e di Silvi (e Pineto), esse risultano
avere i seguenti vantaggi:
1.
Possono essere inseriti
in un progetto che coinvolga anche l’Area Marina Protetta del Cerrano.
Inoltre con la fila di pali si ha:
3.
La qualità dell’acqua è
migliore rispetto alle strutture impermeabili in roccia di cava, in quanto meno
stagnante.
5.
Facile realizzazione
della messa in opera o rimozione.
6.
Minore impatto
ambientale anche sulle montagne.
Di conseguenza ne risulta che, complessivamente, l’operazione “pali
olandesi” è molto vantaggiosa rispetto a quella con pennelli o scogliere impermeabili
del progetto RICAMA, che oltretutto sono costruite scavando rocce dalle nostre
montagne, che poi restano per sempre “rosicchiate”.
E quindi creano un danno ambientale in quei luoghi dove vengono scavate
quelle rocce.
In Abruzzo ci sono circa novecento cave che per legge dovrebbero essere
ripristinate ma non ancora sono state messe a norma. Secondo quanto denunciato da Maurizio Acerbo,
consigliere regionale e comunale e sensibile ambientalista storico
dell’Amministrazione, ci sono 596 cave attive, 99 nuove da fare e un numero
imprecisato e non censito ma molto alto di cave dismesse, che dovrebbero essere
messe a norma secondo le leggi vigenti: http://www.maurizioacerbo.it/blogs/?p=1727
6. Tipologia di intervento consigliata
Abbiamo quindi provato a fare alcuni studi propedeutici a questo fine,
partendo dal moto ondoso prevalente, e quindi delle correnti, sulla costa
abruzzese rilevato dalla BON (Boa Ondametrica Nazionale) di Ortona
dell’Ispra/Idromare (le BON sono 15 in Italia) e di cui alleghiamo alcune
immagini:
Figura 47: grafico del moto ondoso della boa ondametrica di Ortona (CH) una delle B.O.N. (Boe Ondametriche Nazionali) di Idromare (Min. Ambiente), che raffigura i dati di venti anni della altezza delle onde (in alto sulla barra strumenti), della frequenza (indicata dalla ampiezza del colore), oltre che della direzione da cui provengono.
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In alto sono indicati i colori di riferimento
dell’altezza delle onde. Dove i colori indicano la forza del moto ondoso (h. delle onde) a
crescere dal colore celeste, al turchese, al verde, al giallo, al rosso che è
il max. E l’ampiezza del colore indica la frequenza durante venti anni (dal
1992 al 2011). Entrambi i parametri indicano la direzione da cui viene il moto
ondoso, sempre statisticamente in venti anni.
Figura 48: i due moti ondosi prevalenti nei paraggi abruzzesi: quello da Nord ( da 330° a 35-40°) e quello da Est ( da 60° a 105°). |
Dall’esame di questo grafico riteniamo che i pali vadano messi nella direzione
da dove vengono le calme più frequenti che in Abruzzo corrisponde al
Nord-Est, greco, 45°.
Perché i due moti ondosi dominanti sono quelli del 1° quadrante e quelli
del 2° quadrante. Cioè a Nord, da 330° a 35° e a Est, da 60° a 105°.
Di conseguenza, come per i pennelli in cava di roccia, le file di pali di
legno, andrebbero posizionati normali alla linea di costa.
Una a fila di pali lunga 200 metri arriverebbe all’incirca alla fine del 1°
“scagno” (secca) del fondale
sabbioso:
Figura 51: bozza di progetto di salvaguardia della spiaggia con doppia fila di pali. |
A tale scopo abbiamo anche fatto una valutazione della cicloide del moto
ondoso
con mare 6:
con mare 6:
Figura 53: bozza della cicloide con moto ondoso di mare 6. La fila di pali va dalla vecchia linea di battigia fino alla seconda secca (quasi). I pali fuoriescono dal livello del mare nella linea mediana fra la minima di bassa marea e la massima di marea. L'ultimo palo fuoriesce dall'acqua di più in quanto deve segnalare la presenza dei pali e vi deve essere installato un ripetitore radar, ai fini della sicurezza della navigazione. |
Tuttavia, al fine di una corretta progettazione, dovendo effettuare
un’adeguato proporzionamento delle file di pali di legno, come nel caso delle
applicazioni in Olanda e uno sporadico (ma ben riuscito, anche se diverso e
costoso) caso in Emilia Romagna, abbiamo chiesto ulteriori informazioni
all’ambasciata olandese, la quale ci ha dimostrato la sua massima disponibilità
rispondendo ai sottostanti quesiti:
1.
A quale distanza fra
loro devono essere i pali ?:
R: I pali di quercia hanno un’altezza di 4,50 m. e un diametro tra i 24 e 28 cm. I pali si trovano più o meno a distanza di 50-60 cm (o,50 mt) uno dall’altro, dipendente dallo spessore dei pali. Ogni fila di pali di quercia (Paalhoofd) ha una lunghezza di 175 m. La distanza fra i ‘Paalhoofden’ è più o meno 200 metri.
R: I pali di quercia hanno un’altezza di 4,50 m. e un diametro tra i 24 e 28 cm. I pali si trovano più o meno a distanza di 50-60 cm (o,50 mt) uno dall’altro, dipendente dallo spessore dei pali. Ogni fila di pali di quercia (Paalhoofd) ha una lunghezza di 175 m. La distanza fra i ‘Paalhoofden’ è più o meno 200 metri.
2.
le file devono
conformarsi con la linea di costa, all’inizio e alla fine ?;
R: sì
R: sì
3.
quanto deve emergere il
palo dal livello del mare ?; deve essere fila doppia o singola ?:
R: I pali si trovano per la maggior parte dalla linea di alta marea fino alla linea di bassa marea. L’ultimo palo è un palo più alto. In questo modo è ancora possibile di vederlo quando c’è acqua alta. L’ultimo palo è provvisto di un ‘riflettore radar’ per le navi.
Dipendente dalla situazione: ci sono ‘Paalhoofden’ in una fila singola o in una fila doppia. Questo dipende da come la costa viene ‘attaccata’ dal mare. I ‘Paalhoofden’ datano dall’inizio del secolo scorso fino agli anni 50 e in questo momento si fa solamente la manutenzione di questi pali. Quindi in questo momento non vengono più costruiti dei pali nuovi. A volte però è necessario inserire un palo nuovo.
R: I pali si trovano per la maggior parte dalla linea di alta marea fino alla linea di bassa marea. L’ultimo palo è un palo più alto. In questo modo è ancora possibile di vederlo quando c’è acqua alta. L’ultimo palo è provvisto di un ‘riflettore radar’ per le navi.
Dipendente dalla situazione: ci sono ‘Paalhoofden’ in una fila singola o in una fila doppia. Questo dipende da come la costa viene ‘attaccata’ dal mare. I ‘Paalhoofden’ datano dall’inizio del secolo scorso fino agli anni 50 e in questo momento si fa solamente la manutenzione di questi pali. Quindi in questo momento non vengono più costruiti dei pali nuovi. A volte però è necessario inserire un palo nuovo.
Le risposte ci sono state date dall’incaricato tecnico dell’ambasciata
dott. van Dalsen:
Da queste indicazioni abbiamo elaborato un progetto per la costa di Silvi e Pineto.
Il progetto prevede, come prima opzione, la salvaguardia di tutta la costa dal Vomano al Saline
(di 17 km); o di quella dalla Torre di Cerrano-Pineto al fiume Saline (di 8 km
come quella di Domburg, in quanto, secondo le indicazioni ricevute dall’ambasciata
olandese e secondo le analisi fatte con google earth, l’intervento deve andare
da promontorio a promontorio di costa).
Il progetto si potrebbe ridurre alla sola spiaggia di Silvi e Città S.Angelo di 3 km che è la metà di quella tra Silvi e la Torre di Cerrano sopra considerata, e si potrebbe realizzare con quasi la metà della cifra resa disponibile dalla Regione.
Ma non crediamo che sia la soluzione migliore delle tre.
Il progetto si potrebbe ridurre alla sola spiaggia di Silvi e Città S.Angelo di 3 km che è la metà di quella tra Silvi e la Torre di Cerrano sopra considerata, e si potrebbe realizzare con quasi la metà della cifra resa disponibile dalla Regione.
Ma non crediamo che sia la soluzione migliore delle tre.
Siamo partiti da una precedente proposta di sistemazione della foce del
Saline (http://chieti-pescara.blogspot.it/2014/09/la-foce-del-saline.html
), che prevede un approdo-canale con un
molo nord (o una scogliera, come nel progetto tipo RICAMA della Regione per la
costa di Silvi) che si ottiene allungando la scogliera esistente a nord della
foce stessa, e che sarebbe a nostro parere una soluzione molto migliore del
progetto di porticciolo-isola oggi in discussione e previsto davanti alla foce
del fiume Saline per rispondere all’esigenza di molti diportisti già colà
insediati.
Ammesso e non concesso però che si possa fare (la nostra era solo
un’ipotesi di lavoro) in quanto in quell’occasione, 2013, venimmo a conoscenza
della presenza alla foce del Saline di un’Oasi di Protezione della Fauna, come
stabilito da una legge della Provincia di Pescara, la n° 157 del 1992, e come
comunicatoci in seguito da Augusto De Sanctis, allora responsabile acque del
WWF e adesso dell’Associazione ambientalista H2O.
Il molo nord (o la scogliera come prevista dalla Regione nel futuro
intervento a Silvi), essendo allungata fino quasi all’altezza delle scogliere
soffolte davanti alla spiaggia di Città S. Angelo, impedirebbe ai liquami del
fiume Saline di inquinare le spiagge a nord, di Città S.Angelo e di Silvi, soprattutto
nel periodo estivo quando è più frequente il vento di scirocco, venendo deviata
verso il largo quando la presenza di bagnanti sulla spiaggia è massima.
E quindi evitando adesso che le acque inquinate del Saline (fino a quando
non sarà messo a norma il depuratore consortile dei tre comuni di Montesilvano,
Silvi e Città S. Angelo) vadano sulle spiagge; ed evitando in futuro che,
comunque, quelle acque siano dolci (anche se pulite, si spera, in futuro)
piuttosto che salate come è giusto che sia l’acqua di balneazione di una
spiaggia:
Figura 57: l’ipotesi di approdo-canale alla foce del Saline: http://chieti-pescara.blogspot.it/2014/09/la-foce-del-saline.html
Figura 58: nel moto ondoso estivo sono sempre prevalenti i venti da nord. Ma nei mesi di Luglio-Agosto si fa sentire maggiormente il vento di scirocco; o del greco-levante, sotto forma di brezze leggere verticali alla costa. |
Naturalmente, anche d’estate i venti di maestrale e tramontana sono prevalenti, ma quelli di scirocco sono quelli che nel mese di luglio e la prima parte di agosto, quando le spiagge sono piene di bagnanti, si fanno sentire di più:
Figura 59: bozza finale del progetto di salvaguardia della costa dal Saline alla Torre di Cerrano (8 km come a Domburg in Olanda), situata fra le due sporgenze naturali della costa. |
In questo progetto di salvaguardia della costa dal Saline alla Torre di
Cerrano, di 8 km come quella di Domburg in Olanda (la costa presa ad
esempio), vengono inserite 41 file di pali a distanza di 200 metri una
dall’altra (per una lunghezza a mare cadauna di 200 mt).
Se le file fossero doppie, come previste nel caso che sia necessario
per la eccessiva forza delle correnti erosive, le file di pali necessarie
sarebbero 82.
Ogni fila di pali prevede n° 330/400
pali (se a 0,50 o 0,60 cm uno dall’altro: dipende dal diametro del palo il numero complessivo di essi).
Se però si volesse proteggere solo la costa di Silvi e Città S.Angelo
il progetto si potrebbe ridurre di circa la metà, essendo quel tratto di
costa lungo circa 3 km.
Calcolando comunque 400 pali per ogni fila, i pali in totale dovranno
essere 16.400, se sarà presa in considerazione la fila singola (i pali crediamo che potrebbero essere anche in cemento armato come nelle palificate dello studio degli ingg. Marconi, Matteotti, De Santis).
Bisognerebbe fare un'analisi dei costi delle due versioni: compito che lasciamo all'Amministrazione.
Bisognerebbe fare un'analisi dei costi delle due versioni: compito che lasciamo all'Amministrazione.
Se le file di pali dovessero essere doppie i pali necessari sarebbero
32.800.
La ditta da noi contattata (Colza Legnami) ci ha fornito un
preventivo per pali di acacia (il legno usato nei vecchi trabocchi di Pescara e
della costa chietina attualmente Parco Marino) di 50 euro cadauno compresa
iva.
Per cui il costo dei pali sarebbe di Euro 1.640.000.
Se i pali fossero in legno di larice (quello usato anticamente a Venezia)
costerebbero un 10% in meno.
Una ditta locale contattata per la posa in opera dei pali ci ha fornito un
preventivo approssimato (salvo verifiche definitive) di Euro 1.500.000 (un
milione e mezzo).
Per cui il costo totale dell’operazione di salvaguardia degli 8 km di costa
di Città S.Angelo e Silvi sarebbe di Euro 3.140.000 =
La Regione ha stanziato 4,4 milioni di euro per proteggere con un progetto di tipo RICAMA solo il
tratto di costa che va dal Saline al centro di Silvi (grossomodo), di circa 3 km.
Quindi quella cifra sarebbe abbondantemente sufficiente per salvaguardare invece con un PROGETTO PILOTA DI
FILE DOPPIE DI PALI PERMEABILI tutto il tratto di costa di Città S. Angelo, di Silvi e parte di Pineto (fino alla Torre),
di circa 8 km.
Però noi riteniamo che, aumentando di non molto le risorse disponibili , potrebbe essere una soluzione migliore quella di
proteggere tutta la costa dal fiume Vomano al fiume Saline (di 17 km), la quale si pone sempre fra due sporgenze naturali, senza lasciare scoperta quella di Pineto a nord della Torre di Cerrano, e quindi anche quella dell'Area Marina Protetta, la cui amministrazione già comincia a richiedere opere di protezione della
spiaggia in forte erosione anche in quel tratto.
Figura 60: bozza finale del progetto di salvaguardia della costa dal Saline alla Torre di Cerrano (8 km come a Domburg in Olanda), situata fra le due sporgenze naturali della costa, con le tre ipotesi: o per tutto il tratto dal Vomano al Saline (17 km) , o per il tratto dalla Torre di Cerrano al Saline (8 km); o dal centro dell'abitato di Silvi al Saline (l'ipotesi più corta di 3 km, che è previsto nel progetto della Regione tipo RICAMA per questo stesso tratto). |
Tutti i
massi di cava che adesso formano i pennelli posati sulla spiaggia di Silvi e
Città S. Angelo qualche anno fa, e che non sono serviti assolutamente a niente, possono essere ripresi e posati dove si vuole realizzare il
prolungamento della sponda nord del Saline, recuperandoli ed eliminando la loro
presenza ingombrante sulla spiaggia di queste cittadine.
Infine , sempre ai fini di protezione del litorale e della sabbia della
spiaggia, riteniamo che la spiaggia che andrà man mano a ricostituirsi dovrà
essere protetta nella stagione autunnale/invernale, quando soffiano con maggior forza i
venti che la spazzano via, soprattutto nei primi anni dopo l’intervento, con
paraventi fissati sull’arenile, come questi della foto seguente ( in modo da creare più velocemente l'accumulo di sabbia) :
Come una ciliegia sulla torta, abbiamo pensato che all’estremità di una (o più) file di pali ci possa essere una piattaforma su palificata semipermeabile come nello studio degli ingg. Matteotti, Marconi, De Santis che fungerebbe da appoggio per barche, prendisole, scivoli per tuffi, ad uso dei bagnanti e anche utile per installarvi sopra un… trabocco:
Figura 62: un trabocco, visto di giorno e di notte, del porto di Pescara, da mettere sulla piattaforma della palificata semipermeabile (naturalmente senza le rocce). |
Figura 63: piattaforma su palificate semipermeabili attrezzata con scivoli, prendisole, ormeggio e…trabocco |
In verità, per concludere, cercando di evitare l’antropizzazione continua
delle nostre spiagge, vorremmo che la spiaggia somigliasse di più a questa,
dove l’ambiente è stato sicuramente più salvaguardato in virtù della mancanza
di costruzioni sull’arenile come è stato fatto in Italia:
Figura 64: nella zona retrostante la spiaggia di Domburg è stata lasciata una fascia di rispetto per permettere alla fauna e in particolare agli uccelli di nidificare. Ma crediamo che, se dietro le nostre spiagge fosse stata lasciata una fascia non antropizzata (nè dal numero eccessivo di stabilimenti balneari, nè di case), sarebbero molto più belle dal punto di vista ambientale. |
Figura 65: l'acceso in spiaggia in Olanda è consentito solo a piedi. Le auto vengono parcheggiate nei garage o nei posti macchina disponibili fra le infrastrutture retrostanti all'area naturale. |
Ma per ora accontentiamoci di salvare le nostre spiagge dall'erosione !
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Antonio Spina, Paolo
Serafini, Luca Mennella, Lucio Giardini
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